Il titolo Eleanor Oliphant Is Completely Fine è abbastanza dichiarativo da far sorgere una domanda silenziosa, che diventa fastidiosa nelle prime pagine del libro: Eleanor sta bene? Eleanor, almeno per la maggior parte della storia, è convinta che, sì, lo è. Lavora dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 17:30. Il venerdì, compra una pizza ghiacciata, una bottiglia di chianti, due bottiglie di vodka e altre bevande, e dorme fino al lunedì.
Trama di Eleanor Oliphant is Completely Fine
“Il lavoro va bene. Va tutto bene”, racconta all’assistente sociale che la visita all’inizio della storia. Durante quella visita, Eleanor, che racconta il romanzo in prima persona, rivela che gli assistenti sociali la visitano due volte all’anno nell’appartamento in cui vive da quando aveva 17 anni, quando i servizi sociali le hanno organizzato di trasferirsi lì dopo il suo ultimo affidamento. Il posto è arredato con mobili che “sono stati forniti da un ente di beneficenza che aiuta i giovani vulnerabili e gli ex detenuti quando si trasferiscono in una nuova casa”.
È successo qualcosa a Eleanor. Qualcosa che fa compatire la gente, come l’assistente sociale che, parlando con lei, se ne va via, “con un aspetto goffo, triste, imbarazzato”. Quello che è successo a Eleanor è stato brutto. Così brutto che ha lasciato una cicatrice che le copre metà del viso. Così male che spiega perché non ha amici e vive una vita solitaria. Il lettore non scopre esattamente cosa è successo fino alle ultime pagine, anche se sembra che la risposta possa arrivare quasi ad ogni angolo. Questa suspense rende il libro avvincente, vivido e deliziosamente frustrante.
Recensione
Leggere il romanzo è anche deliziosamente divertente. Guardare attraverso gli occhi di Eleanor è come guardare il mondo attraverso un specchi. Le cose che di solito non sono divertenti all’improvviso diventano così. C’è da ridere, ad esempio, ad alta voce quando ha descritto la pista da ballo a un matrimonio.
Al di là della questione di ciò che è successo a Eleanor nella sua infanzia, altri misteri spingono il lettore in avanti in modi piacevolmente frustranti, come la questione di quando e se Eleanor incontrerà mai l’uomo di cui si innamora in modo schiacciante e improbabile da lontano. E’ il tipo di cotta che avrebbe una scuola media: totalmente consumante e assolutamente senza merito. L’uomo, musicista, è egoista e immeritevole della sua adorazione. Questo fatto è reso evidente ai lettori, ma Eleanor è ciecamente inconsapevole.
Questa adorazione è ciò che spinge Eleanor a cambiare la sua routine decennale. Compra un computer per cercare il musicista. Cambia look, che include vestiti nuovi, un taglio di capelli e colore, e una manicure. Nonostante il musicista sia ciò che motiva la sua trasformazione fisica, il suo rapporto con Raymond, l’informatico del suo ufficio, è il catalizzatore di una trasformazione interiore. Il loro rapporto è platonico, ma a volte si perde leggermente in un territorio romantico.
La mancanza di conoscenza delle norme sociali rende Eleanor una narratrice inaffidabile, quindi è difficile sapere esattamente dove si trova il suo rapporto con Raymond. Il lettore deve vagliare tra le parole per capire cosa sta realmente accadendo. La questione della volontà o meno presenta un’altra allettante pepita che spinge il lettore in avanti.